Binarismo di sesso/genere e patologizzazione dei corpi intersex (abstract)
Abstract per il convegno Contro natura? Palazzo della Gran Guardia, Verona, Novembre 2013)
La categoria di “intersex” o “intersessuale”, come quella di “femminile” e “maschile”, è costruita socialmente, storicamente e culturalmente, e anch’essa, come le altre, riflette una reale variazione biologica: l’incidenza delle differenze nello sviluppo sessuale (o intersessualità ) è tra l’1,7 e il 2% sui nuovi nati, secondo i dati disponibili ad oggi (Fausto Sterling). Il fatto dunque che nello sviluppo sessuale umano dal punto di vista del sesso cromosomico, gonadico e/o anatomico esistano e siano sempre esistite altre forme oltre quelle previste dallo stretto binarismo di sesso/genere in cui la nostra società è culturalmente e strutturalmente immersa è questione che sembra ormai scientificamente ampiamente assodata, seppure ancora per lo più sconosciuta alla maggioranza della popolazione.
Eppure nelle società moderne ci troviamo di fronte ad una sorta di paradosso: maggiori sono le conoscenze anche mediche e scientifiche sulla diversità e complessità biologica umana e maggiori sono le pratiche attuate per l’eliminazione e la cancellazione di queste diversità .
A partire dalla metà del secolo scorso negli Stati Uniti, e da lì in quasi tutto il resto del mondo, si è infatti andato affermando un protocollo medico che patologizza e invisibilizza le varie forme di intersessualità : in particolar modo per quelle visibili fin dalla nascita a causa di un’anatomia sessuale atipica, il protocollo prevede interventi di chirurgia cosmetica precoce ai genitali e percorso farmacologico attraverso somministrazione di ormoni con lo scopo di “normalizzarne” i genitali e di orientare le caratteristiche sessuali secondarie. Lo scopo è quello di indirizzare il bambino verso “uno dei due sessi”, poiché appunto non è ritenuto culturalmente e socialmente ammissibile che vi sia qualcosa d’“altro” oltre il binarismo di sesso/genere, in un’ottica viziata da genderismo ed eteronormatività .
Ma oltre al problema bioetico e scientifico dell’attribuzione e assegnazione di un sesso su un neonato o un bambino che non ha ancora la possibilità di esprimersi sulla propria identità di genere, la stessa efficacia degli interventi chirurgici è messa in discussione da decenni ormai dalle stesse persone intersex/dsd che sono state medicalizzate senza il proprio consenso informato e ragionato e che ne testimoniano e denunciano gli effetti dolorosi, traumatizzanti, mutilanti e irreversibili, nonché il senso di vergogna e di stigma per essere stati fatti sentire malati, sbagliati e diversi soltanto per l’aspetto dei proprio genitali o per le caratteristiche sessuali secondarie.
Se sul fronte internazionale si registrano cambiamenti e recenti prese di posizione anche di organismi sovrastatali (Onu, Consiglio per gli Affari esteri dell’Unione Europea, Assemblea generale del Parlamento Europeo), e la negoziazione tra movimenti intersex e classe medica ha portato in alcuni paesi alla stesura di nuove linee guida orientate al benessere della persona piuttosto che alla normalizzazione sociale attraverso chirurgia estetica mutilante, in Italia sono ancora poche le voci critiche nei confronti dei protocolli vigenti e lo sono ancora meno in ambito medico.
Nel 2011 con Alessandro Comeni, unici dall’Italia con una borsa Ilga Europe, abbiamo avuto modo di partecipare al primo Intersex Global Forum a Brusselles organizzato e gestito da Ilga Europe, forum che ha visto la partecipazione di 24 attivisti, intersex e non, tra cui alcuni rappresentanti delle piĂą attive associazioni intersex/dsd provenienti da ogni continente.
Da questo evento storico sono scaturite alcune precise richieste agli Stati e ai governi nazionali e locali: tra queste, unanime, quella di porre fine alle discriminazioni contro le persone intersex e di garantire loro il diritto all’integrità del proprio corpo e all’autodeterminazione, insieme a quella di fermare le pratiche di “normalizzazione” e mutilazione, quali la chirurgia ai genitali, i trattamenti medici e psicologici, gli infanticidi e gli aborti selettivi sulla base dell’intersessualità .